”People are Googling you”, la gente vi cerca online. Comincia così un interessante articolo proposto da CIO.com (uno dei più autorevoli siti mondiali di Business e IT per CIO). L’articolo (Managing your reputation online) è di qualche mese fa, ma è pur sempre attualissimo. Ecco cosa ci racconta:
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La gente (colleghi, manager, clienti, fornitori, consulenti, partner, head hunters) ormai sempre più cerca informazioni su di noi tramite Internet, e principalmente tramite Google.
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Una ricerca (del 2004, non recentissima, probabilmente il dato è superiore ora) dice che il 23% delle persone cercano su Google informazioni su di voi, prima di incontrarvi per un meeting.
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E, attenzione, la stessa ricerca indica che il 43% dei candidati vengono scartati per le informazioni che vengono trovate online.
Appare subito evidente (head hunting a parte) che curarsi della propria reputazione online non sia più un privilegio di pochi, ma stia diventando un requisito essenziale per chiunque abbia un minimo di visibilità o voglia continuare a fare business: manager, consulenti, professionisti, tecnici, chiunque lavori nell’ICT o usi l’ICT, ha lasciato delle tracce su Internet, tracce che verranno inesorabilmente trovate da Google o da altri motori.
Incuriositi dalla vostra reputazione online? Spendete 2 minuti con questo interessante “Online Identity Calculator” che in una scala da 1 a 10 vi darà una prima valutazione della vostra reputazione online. Se non avete preso 10, l’autore suggerisce alcune mosse: ad esempio rinforzare il proprio profilo su LinkedIn o altri social network, può aiutare un blog personale o scrivere commenti su altri siti, e serve decidere il proprio messaggio ed il tipo di profilo si sta ambendo, tutto aiuta per generare contenuti positivi attorno a voi: contenuti che migliorano il vostro profilo online.
Sempre su CIO.com, qualche giorno fa è apparso un altro articolo altrettanto interessante. In “How to defend your online reputation: 5 tips” un altro autore suggerisce 5 azioni per difendere il vostro profilo online. Ad esempio sembra si possa chiedere a Google di cancellare dal motore contenuti che risultino particolarmente oltraggiosi. Ma l’autore considera anche altri siti oltre a Google, come Facebook, MySpace, e i numerosi “people search engines” cioè quei siti che raccolgono informazioni dalla rete e costruiscono automaticamente il vostro profilo: che lo vogliate o no. Parliamo di Spock, Wink, Pipl e cosi via. L’autore offre alcuni buoni spunti e suggerisce anche di valutare servizi come MyPrivacy che si occupano di monitorare e difendere la vostra reputazione.
Morale? Dopo la legge sulla Privacy che tanto ha coinvolto sia aziende che persone, ora dovremo affrontare anche gli aspetti della privacy online, e della nostra reputazione: per rinforzare il nostro profilo e per essere più credibili nel mondo del business. E per evitare possibili diffamazioni indesiderate.

1 comment
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11 Marzo 2008 a 4:31 pm
Andrey Golub
Bravo Paolo,
un riassunto molto forte, anche conclusioni valgono oro!
Anch’io sono molto interessato del problema di Online Identity Management Crisis, e come sai gia`, trovo gli strumenti come Spock.com molto di aiuto.
E’ la vera e propria “Generazione 2.0″ degli Strumenti per Digital Identity Management, che ora ci permettono di influenzare su quello che c’e` on-line su di noi, unlike Google ed i primi Motori su Persone parlo di Ppl.com (People Search 1.0) etc.
per quanto riguarda gli articoli dal CIO magazine- e’ il mio giornale preferito per l’educazione del livello IT Governance, ma e’ per i CIO, non per Web people/ geek. allora nel caso di Online Identity Management/ Protection e’ tutto un po’ superficiale, ma cmq potrebbe essere un buon start! adesso anche con un buon riassunto nel vostro Blog!
se vi interessa aprofondire il discorso di Digital Identity Management e Spock- parliamone?
Saluti, Andrey Golub- a Spock Evangelist and Blogger
http://www.spock.com/Andrey-Golub