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 ”People are Googling you”, la gente vi cerca online. Comincia così un interessante articolo proposto da CIO.com (uno dei più autorevoli siti mondiali di Business e IT per CIO). L’articolo (Managing your reputation online) è di qualche mese fa, ma è pur sempre attualissimo. Ecco cosa ci racconta:

  • La gente (colleghi, manager, clienti, fornitori, consulenti, partner, head hunters) ormai sempre più cerca informazioni su di noi tramite Internet, e principalmente tramite Google.
  • Una ricerca (del 2004, non recentissima, probabilmente il dato è superiore ora) dice che il 23% delle persone cercano su Google informazioni su di voi, prima di incontrarvi per un meeting.
  • Un ricerca del 2007 (da ExecuNet) riporta che l’83% degli head hunter usa Google per cercare informazioni sui candidati.
  • E, attenzione, la stessa ricerca indica che il 43% dei candidati vengono scartati per le informazioni che vengono trovate online.

Appare subito evidente (head hunting a parte) che curarsi della propria reputazione online non sia più un privilegio di pochi, ma stia diventando un requisito essenziale per chiunque abbia un minimo di visibilità o voglia continuare a fare business: manager, consulenti, professionisti, tecnici, chiunque lavori nell’ICT o usi l’ICT, ha lasciato delle tracce su Internet, tracce che verranno inesorabilmente trovate da Google o da altri motori.

Incuriositi dalla vostra reputazione online? Spendete 2 minuti con questo interessante “Online Identity Calculator” che in una scala da 1 a 10 vi darà una prima valutazione della vostra reputazione online. Se non avete preso 10, l’autore suggerisce alcune mosse: ad esempio rinforzare il proprio profilo su LinkedIn o altri social network, può aiutare un blog personale o scrivere commenti su altri siti, e serve decidere il proprio messaggio ed il tipo di profilo si sta ambendo, tutto aiuta per generare contenuti positivi attorno a voi: contenuti che migliorano il vostro profilo online.

CIO.com Sempre su CIO.com, qualche giorno fa è apparso un altro articolo altrettanto interessante. In “How to defend your online reputation: 5 tips” un altro autore suggerisce 5 azioni per difendere il vostro profilo online. Ad esempio sembra si possa chiedere a Google di cancellare dal motore contenuti che risultino particolarmente oltraggiosi.  Ma l’autore considera anche altri siti oltre a Google, come Facebook, MySpace, e i numerosi “people search engines” cioè quei siti che raccolgono informazioni dalla rete e costruiscono automaticamente il vostro profilo: che lo vogliate o no. Parliamo di Spock, Wink, Pipl e cosi via. L’autore offre alcuni buoni spunti e suggerisce anche di valutare servizi come MyPrivacy che si occupano di monitorare e difendere la vostra reputazione.

Morale? Dopo la legge sulla Privacy che tanto ha coinvolto sia aziende che persone, ora dovremo affrontare anche gli aspetti della privacy online, e della nostra reputazione: per rinforzare il nostro profilo e per essere più credibili nel mondo del business. E per evitare possibili diffamazioni indesiderate.

La gestione degli aspetti di Authentication, Authorization ed Accounting (AAA) riveste un’importanza fondamentale per la sicurezza sia delle applicazioni usate all’interno dell’azienda stessa che di quelle utilizzate per proporre servizi alla propria clientela.

Questo a maggiore ragione in questi ultimi anni in cui la legge sulla privacy ha introdotto ulteriori requisiti e spostato la sicurezza da un solo concetto di difesa per chi eroga un servizio ad un meccanismo di difesa di chi usa quel servizio e come tale è costretto a fornire dati sensibili.

Le attuali soluzioni di Identity Management che implementano le funzioni di AAA hanno risolto egregiamente gli aspetti di Autenticazione che, tramite il Single Sign-On, permettono inoltre di unificare e centralizzare il controllo e la profilazione degli utenti.

Questo non è vero per quanto riguarda l’Autorizzazione soprattutto se questa è intesa come gestione dell’entitlement (cosa un utente è abilitato a fare) di tipo totalmente centralizzata, fortemente granulare e con alto gradi di dinamicità.

Ad oggi molto spesso la gestione dell’entitlement è implementata all’interno della singola applicazione rendendo difficile, se non impossibile la gestione dell’Autorizzazione in una architettura orientata ai servizi, dove l’applicazione non conosce a priori il contesto nel quale il servizio che offre viene “consumato”.

Ma cosa si intende esattamente per Entitlement?

La parola entitlement, specialmente se tradotta dal dizionario, può significare cose diverse a persone diverse. In questo contesto, per entitlement si intende un insieme di privilegi che governano quello che l’utente di una applicazione è abilitato a fare.

Un entitlement è la relazione tra una risorse dell’applicazione (o in forma più astratta un oggetto di business) e l’insieme di utente/gruppo/ruolo, rappresentata secondo una struttura gerarchica.

ALES fig1

Gli entitlement:

  • sono soggetti ad una massima proliferazione;
  • necessitano di considerare diverse informazioni di contesto prima di effettuare una decisione;
  • devono essere consistenti all’interno dell’infrasttuttura e all’insieme delle applicazioni;
  • devono essere allineati con i sistemi di Identity Management;
  • devono evolvere indipendentemente dalle applicazioni e dai servizi;

Tuttavia….

ad oggi la maniera più comune di implementare gli entitlements è cablarli nel codice dell’applicazione!!!

Per rispondere a questa esigenza BEA ha sviluppato la soluzione BEA AquaLogic Enterprise Security che permette di esternalizzare, unificare e semplificare la gestione delle politiche di autorizzazione ovvero degli entitlement.

La figura seguente mostra un esempio di applicazione di trading. Questa applicazione può essere usata da differenti tipologie di utenti, ma solo gli utenti che sono traders possono fare operazioni di acquisto/vendita. Inoltre, i traders posso operare solo per gli specifici conti per i quali sono autorizzati e solo fino ad uno specifico importo per ogni definito per ogni conto.

ALES fig2

 

Come si può vedere nel secondo caso, la decisione è rimossa dall’applicazione e valuta a runtime dal motore di BEA AquaLogic Enteprise Security.

Utilizzando BEA AquaLogic Enterprise Security all’interno della propria infrastruttura si possono quindi definire le linee guida con cui devono essere sviluppate le applicazioni per quanto riguarda la funzionalità di gestione dell’Autorizzazione, ovvero:

  • nessuna policy cablata nel codice
  • nessuna policy dipendente da un file di configurazione
  • scrittura del codice uniforme verso un unico layer per la gestione della sicurezza

Come funziona AquaLogic Enteprise Security in dettaglio?
Al prossimo post…

L’obiettivo di SOA è allineare le capacità dell’IT agli obiettivi di business: secondo le statistiche, il principale motivo per cui molte aziende hanno adottato, o stanno adottando, questa strategia è l’agilità che essa consente al sistema informativo.

La metafora dei mattoncini del LEGO rende bene l’idea: diversi assemblaggi degli stessi componenti possono produrre rapidamente costruzioni diverse, soddisfacendo i requisiti di business in un tempo ridotto, ma con una qualità superiore, rispetto all’approccio IT tradizionale.

Oltre alle dichiarazioni di principio e alla corretta gestione delle informazioni all’interno dell’azienda, è necessario però che esista un quadro di riferimento architetturale in cui i servizi che vengono sviluppati trovino una adeguata collocazione. Oltre al modello da fornire ai progettisti, servono una infrastruttura tecnologica e un piano di investimenti per la sua realizzazione.

La figura seguente mostra uno schema sintetico di architettura di riferimento, in cui vengono evidenziati i Service Consumers e i Service Providers insieme a tutti i servizi condivisi che comprendono quelli applicativi e quelli infrastrutturali.

BEA SOA Reference Architecture

Come usare la SOA Reference Architecture

Il primo passo per l’adozione della SOA Reference Architecture di BEA è la sostituzione dei generici tipi di componente descritti dal modello con i componenti specifici del cliente: per esempio, “Portali” può essere specificato come “Portale Risorse Umane” e “Portale Customer Service”. “Packaged Applications” può diventare “SAP” e “Oracle Financials”. “Atomic Business Activities” può comprendere “Emissione dell’ordine” e “Pagamento”.
L’azienda può anche identificare come i nuovi progetti si adattano allo scenario complessivo, per esempio mettendo a disposizione un processo di business condiviso “Aggiunta Nuovo Prodotto” o fornendo un data service “Cliente”.
Il risultato è una istanza concreta della SOA Reference Architecture - un modello specifico per quell’azienda che diventa la definizione formale della architettura SOA. Fornisce lo schema per classificare l’infrastruttura e i servizi condivisi; definisce le relazioni tra la SOA desiderata e l’architettura esistente. Specifica la visione architetturale e determina il percorso da seguire per la sua costruzione. Infine, serve come cruciale strumento di comunicazione e di verifica della conformità.

Oltre a focalizzare le risorse dello sviluppo nella creazione delle soluzioni, le aziende devono gestire i progetti che ne risultano. La SOA Reference Architecture può servire da modello per un singolo progetto così come per l’intera SOA.
Un architetto e il responsabile del progetto possono usarla per scomporre le funzionalità di business in un insieme di servizi, assegnare la responsabilità per ciascun blocco al gruppo di sviluppo più adatto, monitorare l’implementazione.
In questo modo si possono ottenere il parallelismo nello sviluppo dei componenti, l’eliminazione delle duplicazioni, una efficace attribuzione dei costi a diverse voci di bilancio.

Il white paper

La SOA Reference Architecture di BEA fornisce benefici di lungo termine alle aziende fornendo un modello per costruire una SOA di livello enterprise in modo scalabile.
La potenza di SOA è la sua flessibilità. Ogni azienda può adattare i suoi particolari asset IT al suo business specifico.
Tuttavia questa potenza è inutile senza controllo: è necessario un modello che indirizzi il lavoro e permetta di verificarne i risultati.
Usando una SOA Reference Architecture, le aziende possono stabilire quali servizi dovrebbero costruire e quando farlo.
Possono aumentare il parallelismo e ridurre le duplicazioni nel portafoglio dei progetti di sviluppo. Possono imporre una governance efficace basata su policy che applicano correttamente i principi generali a circostanze specifiche.
La chiave per ottenere questi benefici è la conoscenza del posto che ciascun progetto e ciascun servizio occupano nello schema più ampio della SOA a livello enterprise. Usando la SOA Reference Architecture, sia le persone di business che quelle dell’IT possono indicare con precisione il ruolo di ogni servizio esistente o proposto.
Le dipendenze, le mancanze e le duplicazioni appaiono evidenti. La pianificazione, la cooperazione e l’approvvigionamento diventano più semplici. Le aziende possono finalmente trasformare l’agilità in un processo gestibile. BEA ha tracciato la strada con una SOA Reference Architecture basata su anni di esperienza nel mondo reale.

Un white paper che espone in dettaglio il valore della costruzione di una SOA Reference Architecture può essere scaricato dal sito BEA, nella sezione SOA.

La struttura di consulenza di BEA offre diversi servizi - che saranno discussi in altri post su questo blog - mirati alla definizione di un’architettura di riferimento specifica per il cliente e alla sua realizzazione.

Un esempio di Rich Internet Application applicato alle tematiche dello sviluppo.TED è una conferenza che si tiene ogni anno in California. Vi vengono invitate persone a parlare, ballare, eseguire performances, mostrare invenzioni: il melting pot delle idee.Nel 2007 Hans Roslings, un accademico svedese, ha spiegato come la battaglia contro la fame nel mondo e per lo sviluppo non sia persa in partenza. Per fare questo ha usato due tecniche, prodigiose in ugual misura: ha mostrato con una straordinaria applicazione internet i dati relativi allo sviluppo economico e sociale mondiale, distruggendo miti ormai consolidati sui cosidetti paesi in via di sviluppo. Andate sul suo sito e create in tempo reale il grafico che desiderate, scegliendo le grandezze da correlare; un fantastico esempio della potenza delle applicazioni web di oggi: www.gapminder.org.L’altra tecnica usata dal dott. Roslings non è esattamente ciò che vi aspettereste da un pacato professore universitario … Ma non voglio privarvi della sopresa. Godetevi la sua conferenza ed aspettate sino alla conclusione su

Firmato Booz Allen Hamilton è il recente survey “Quanto è efficace la tua organizzazione IT”, indirizzato a CIO, manager dell’IT e non. Il survey è ancora aperto (se volete compilarlo lo trovate qui, sono 24 domande) ma l’articolo odierno su CWI fa emergere già interessanti dati. Certo il tema del connubio tra Business e IT, più volte ripreso da BEA, è sempre più scottante: da un lato un IT troppo spesso ingessato da architetture e soluzioni ‘rigide’ e silos verticali, e dall’altro modelli di Business sempre più reattivi, veloci ed aggressivi. E con la figura del CIO o dell’IT manager a gestire il difficile compito di allineare il proprio IT alle incalzanti richieste del Business. BEA risponde con numerose soluzioni volte a ridurre il gap IT-Business, e le raccoglie sotto un unico messaggio dal chiaro ed evocativo nome “Liquid Enterprise”: provate a fare un giro sul sito per scoprire qualcosa in più sulla Business Agility.

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Virtualizzazione (delle architetture IT) è una delle buzzword del momento: e BEA, come spesso accade, la fa da leader ancora una volta. Viene rilasciato oggi un utilissimo calcolatore online del TCO (Total Cost of Ownership), che mette a raffronto i costi associati a tre diversi scenari per applicazioni Java enterprise:

  1. piattaforme non virtualizzate, dove le applicazioni girano su sistemi dedicati
  2. il modello a sistemi operativi virtualizzati, dove più di una macchina virtuale gira sullo stesso sistema operativo
  3. e la architettura BEA LiquidVM, che permette alle applicazioni Java di girare su macchine virtuali, senza sistema operativo (e quindi al massimo delle performance ed efficienza)

I dati richiesti dal calcolatore sono pochi, ma le informazioni che si ottengono sono di estremo valore. Da provare.

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In un post precedente si parlava dello scorso convegno Forum ValueIT su SOA e IT Governance. Grazie agli organizzatori sono ora disponibili tutti i video delle presentazioni. Vi invito a dare un occhiata al sito del Forum dove, previa registrazione, troverete tutti i video, ed anche la presentazione di BEA Systems “La soluzione BEA per il governo di una architettura a servizi (SOA)”. Buon ascolto.

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180x80_enterprise08.gif Anche quest’anno BEA partecipa all’ IDC Virtualisation & Enterprise Conference 2.0. I temi trattati sono di estrema attualità ed interesse, e la comunità ICT, sia lato utenti finali che vendor e operatori, sta raccogliendo rilevanti risultati con queste soluzioni.

BEA porta la sua voce da leader sui temi della SOA, delle Dynamic business application e della Virtualizzazione, con un intervento nella mattinata del 18 di Paolo Salvalaglio. Nel pomeriggio del 18, invece Massimo Tripodi presenterà un caso estremamente interessante di Fastweb, che ha implementato con successo con noi uno straordinario progetto SOA.

Vi aspettiamo lunedi!

Sviluppato come guida per il governo del Regno Unito, l’Information Technology Infrastructure Library (ITIL) è uno standard nato alla fine degli anni ’80 con lo scopo di offrire una serie di “best practice” per la gestione dei servizi IT, promuovendo un approccio di qualità al fine di ottenere maggiore efficacia nel lavoro e sempre più efficienza nell’utilizzo dei sistemi informativi.

Il crescente affermarsi sul campo di questo standard dipende dal riconoscimento e dall’adesione da parte di quelle organizzazioni che, in modo sempre maggiore, sono dipendenti dall’Information Technology, e che sono decise a soddisfare i loro scopi e le loro necessità di affari.
Questa dipendenza conduce alle necessità di servizi di qualità dell’IT sempre maggiori, qualità per la quale lo standard ITIL fornisce una serie di indicazioni da seguire.
Esso, infatti, descrive i processi, le attività, i ruoli e le responsabilità per poter gestire in modo flessibile l’organizzazione e i problemi che possono sorgere, al fine di migliorare la qualità dei servizi forniti e di rispondere alle esigenze del mercato, dei clienti e degli acquirenti. ITIL è supportato da uno schema di qualifica completo, da organizzazioni accreditate di training, e da strumenti di implementazione e di valutazione.
Questo insieme di “best practice”, in sostanza, non si presenta come una serie di rigide regole, ma più semplicemente come una traccia da adattare caso per caso a seconda delle necessità, dei bisogni, delle particolarità e delle caratteristiche dell’azienda. Lo standard può essere utilizzato:

  • nel settore pubblico - Governo centrale e locale, Autorità sanitarie e politiche
  • nel settore privato - Banche, Assicurazioni, Telecomunicazioni, Servizi Pubblici, Trasporti
  • dalle società IT - Fornitori di prodotti, Società di System Integration, Società di Outsourcing

La documentazione ITIL è suddivisa in più libri, che trattano ognuno un aspetto diverso della gestione dei servizi IT; sono tutti leggibili in modo indipendente, ma ovviamente presentano sempre concetti strettamente correlati tra di loro. I libri di cui la documentazione è composta sono i seguenti:

SERVICE SUPPORT :
assicura che il Customer abbia accesso ad appropriati servizi per il supporto di funzioni di business. I processi descritti sono: il Service Desk, l’Incident Management, il Problem Management, il Configuration Management, il Change Management e il Release Management.
SERVICE DELIVERY :
questa sezione riguarda il rilascio del servizio richiesto per permettere un supporto adeguato ai clienti. Vengono trattati i processi del Capacity Management, del Financial Management per i Servizi dell’IT, dell’Availability Management, del Service Level Management e dell’IT Service Continuity  Management.
PIANIFICAZIONE PER IMPLEMENTARE IL SERVICE MANAGEMENT :
questa parte introduce all’utilizzo dell’ITIL in quanto fornisce una guida sull’allineamento dei bisogni di business all’IT e sulla valutazione dei livelli correnti di maturità del Service Management. Aiuta l’organizzazione ad identificare i punti di forza e di debolezza, permettendo di sviluppare i primi e di superare gli ultimi.
ICT INFRASTRUCTURE MANAGEMENT :
si occupa dei processi, dell’organizzazione e degli strumenti necessari per fornire un’infrastruttura stabile di IT e comunicazioni ed è la base per i processi di ITIL Service Management. Questa parte si occupa di Design & Planning, Operations e Technical Support.
APPLICATION MANAGEMENT :
fornisce un aiuto agli utenti, agli sviluppatori e ai manager del servizio per identificare quali applicazioni possono esser gestite da una prospettiva di service management.
SECURITY MANAGEMENT :
questa sezione si occupa della sicurezza dal punto di vista del fornitore del servizio, identificando come il Security Management si relaziona con l’IT Security Officer e come fornisce il livello di sicurezza necessario.
THE BUSINESS PERSPECTIVE :
si occupa di far comprendere ai manager il carico di business. Le questioni trattate includono il Business Relationship Management, il Partnership and Outsourcing, dei continui miglioramenti e sfruttamenti dell’informazione, Communication and Technology (ICT) per trarre vantaggio dal business.

La figura seguente mostra i processi che fanno parte dell’area “Service Support”
ITIL Support Processes

Ogni processo ITIL è a se stante nella sua definizione, ma per svolgere pienamente il suo scopo deve essere preso in considerazione con tutti gli altri.BEA Systems ha adeguato la propria struttura di supporto per essere in linea con le Best Practices ITIL, con particolare riferimento al Service Support, e inoltre richiede che i Support Account Manager che hanno la responsabilità dei Clienti di tipo Mission Critical siano certificati ai maggiori livelli ITIL. Come a dire: “al vostro servizio” con le nostre “migliori risorse”.
Per informarsi o saperne di più www.itsmf.it

Chiara Scarafiotti, ITIL Practitioner Support & Restore

microhoo.jpg Cosa può spingere Microsoft ad offrire la cifra record di 44,6 miliardi di dollari per acquistare il controllo di Yahoo ? Lo storico motore di ricerca è da qualche tempo in crisi eppure risulta ancora una delle priorità di Microsoft. Certo, la prima risposta è Google e il suo strapotere, ma se analizziamo a fondo la vicenda scopriamo che la vera risposta all’Opa di Microsoft è la pubblicità online.

Mentre Microsoft ha cercato di sviluppare – senza successo - un motore di ricerca alternativo e servizi online competitivi, Google è passato nel 2007 dal 60 al 75 per cento del mercato americano della pubblicità nei motori di ricerca, contro il 9% di Yahoo! (la stima è di eMarketer). Quindi, tanto vale per Microsoft mettere sul banco 44,6 miliardi di dollari per non esserne tagliato fuori dalla pubblicità che è la moneta delle attività gratuite in rete. Google ha capito questo da tempo ed ha vinto una “sfida impossibile”: crescere in Internet, oltre il motore di ricerca, con una quantità di servizi gratuiti.

Microsoft è ancora leader nell’off-line – sono suoi 9 computer su 10 al mondo – ma non è mai entrata in partita nell’online, a differenza – ad esempio – della rivale Apple. Basterà un investimento di 44,6 milardi di dollari (pari agli utili dei prossimi 3 anni) per ribaltare un trend strutturale? E’ questa la sfida più impegnativa per il Ceo di Microsoft, Steve Ballmer, dopo l’uscita del fondatore Bill Gates. In palio c’è la leadership del settore per i prossimi anni.

reiss-car.jpg Innovazione è uno termini più ricorrenti nel mondo della tecnologia (se ci pensiamo bene anche in politica, ma è un settore in cui preferisco non addentrarmi …). Non passa giorno, non si chiude riunione che questo termine non ritorni prepotentemente. La parola innovazione viene usata a supporto, come corroborante, di ciò che ognuno di noi intende presentare, ideo o progetto che sia. Sembra quasi che inserendo la parola magica “innovazione” tutto ciò che noi stiamo facendo acquisti più valore o, meglio, “valore aggiunto”. Talvolta capita che, una volta conclusa la relazione o l’esposizione del progetto, ci si interroghi sulla pertinenza tra il significato di innovazione e ciò che abbiamo udito. Ancor più spesso la risposta è negativa. E allora è bene chiedersi cosa davvero significhi innovazione. Se ci affidiamo ad un vocabolario tra i più quotati possiamo leggere che innovare significa “mutare qualcosa, aggiungendo nuovi elementi”. La definizione non ci può soddisfare, perché troppo generica ed indefinita. Personalmente ho la curiosità, oltre che la necessità, di trovare una definizione di innovazione, in quanto io stesso uso spesso questo termine. La risposta è arrivata inattesa, leggendo il keynote di Eric Reiss sul tema “Invenzione, innovazione e futuro dell’architettura dell’informazione”.Reiss, nel corso della sua relazione, dà una definizione di innovazione tanto semplice quanto esaustiva: “Innovare significa trasformare i problemi in soluzioni”. Questa è la summa del concetto di innovare. E Reiss offre questa definizione contrapponendola a invenzione, altro tema che ricorre nel nostro mondo e che spesso si sovrappone a innovazione: “Gli inventori trasformano idee in realtà”.Due termini talvolta scambiati e confusi, in verità contengono significati molto diversi: l’invenzione è legata all’idea, l’innovazione alle pratiche.Ed è da qui che conviene muoversi quando ci interroghiamo sul grado o la capacità di un’azienda di innovare. Un’azienda innova quando, grazie ai prodotti o ai servizi, riesce a risolvere con nuove soluzioni i problemi degli utenti o a migliorarne la qualità della vita, perché lavorare meglio significa vivere meglio… Si badi bene, un’azienda può vincere la sfida del mercato con un prodotto che risponde ad una domanda rimasta inevasa. Ma innovazione significa altro, ovvero saper leggere il mercato, la domanda del pubblico, le criticità e offrire una risposta ad esse.Quindi se un’azienda e i suoi uomini vogliono diventare davvero innovativi, in quanto professionisti, devono costruire una solida esperienza su cui creare le best practice in grado di generare il prossimo ciclo innovativo.Reiss porta uno splendido esempio, la ruota: nulla vieta di considerare un’invenzione un’automobile a otto ruote (quattro per parte), costruita grazie ad una serie di idee nuove, ma se poi questa automobile si impianta nel fango appena affronta lo sterrato a causa del peso, è veramente difficile considerarla un’innovazione. Alla ruota e alla sua rotondità è legata una delle più grandi scoperte della storia dell’uomo, che ha permesso di “risolvere” il problema del trasporto di merci e persone da un luogo all’altro. E questa è innovazione.In conclusione, se un’azienda vuole essere innovativa non può considerare l’innovazione come un obiettivo, bensì come un modello di lavoro e compenetra l’essenza e l’idea stessa di azienda. Innovare non è inventare l’inedito a tutti i costi ma è un modo di pensare ed agire, che si esprime ad ogni azione in modo naturale, senza evidenziatore. Se dobbiamo essere noi a pronunciare la parola innovazione per ciò che stiamo facendo, abbiamo già perso.

Un altro prodotto BEA finisce nel quadrante Leader di Gartner: è il BPM (Business Process Management). Il report Magic Quadrant Report for Business Process Management Suites (BPM)” descrive in dettaglio quali tipi di processo possono essere migliorati con un BPM, i punti di forza e di debolezza di 22 fornitori di soluzioni, ed i 10 fattori più importanti che un’azienda deve considerare nell’acquisto di un prodotto di BPM. Il report completo è scaricabile a questo indirizzo. Buona lettura.

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Segnalo questo bell’articolo tratto da ZDNet, dove l’autore evidenzia 12 fattori che contribuiranno allo sviluppo di SOA, Web 2.0 e SaaS (Software as a Service) nel breve-medio termine. L’autore sostiene che queste tre tecnologie hanno caratterizzato le discussioni nell’IT nell’ultimo periodo, ma che il 2008, per una serie di trend che si stanno concretizzando, sarà l’anno in cui vedremo queste tecnologie applicate nelle “next generation enterprises”. Buona lettura.

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http://blogs.zdnet.com/Hinchcliffe/?p=157

Il mese di dicembre ha registrato una serie di record in casa del più grande retailer online al mondo. Il 10 dicembre, il giorno dei record, sono stati venduti 5,4 milioni di articoli, che vuol dire 62,5 articoli al secondo! Ma non basta, Amazon ha anche fornito interessanti dati sugli articoli venduti nel periodo natalizio: una Nintendo Wii ogni 17 secondi! Top seller sono stati i DVD di Harry Potter, Apple MacBook, i Gps di Garmin, iPod ed iPhone.Un gran bel segnale per chi si occupa di e-commerce, e per chi come noi dell’IT deve supportare tali volumi di business con architetture adeguate. Dimenticavo, Amazon è un cliente BEA …

Come non iniziare la partecipazione a questo blog se non parlando degli ottimi risultati finanziari di BEA del trimestre chiuso lo scorso 31 ottobre 2007. Trimestre, che ha visto finalmente la possibilità di divulgare pienamente i risultati finanziari nella massima trasparenza e rigore che da sempre contraddistinguono il mondo BEA in materia di accounting.
Con un cash flow operativo pari a 87,5 milioni di $ generato nel trimestre, in crescita del 62% rispetto allo scorso anno, BEA ha riportato un saldo di cash e investimenti a breve pari a 1,2 miliardi di $ riportando inoltre sempre in termini patrimoniali un fatturato differito in crescita del 15%.
La famiglia AquaLogic ormai rappresenta il 27% del fatturato di licenze ed è cresciuta dell’ 11% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno (AquaLogic User Interaction ha registrato il miglior risultato di trimestre di sempre, e AquaLogic Enterprise Registry and Repository, sempre più importanti per l’emergente e interessante area del SOA management and governance, hanno consolidato gli ottimi risultati iniziati nel secondo trimestre).
Ma questo è stato anche il trimestre della WebLogic Communication Platform che ha ottenuto i migliori risultati di sempre, dimostrandosi sempre più come una soluzione dirompente ed innovativa per il mercato delle TLC.
Continuando a parlare di conto economico il miglioramento in termini di profittabiltà ha dell’incredibile … con un fatturato di 384,4 milioni di $ nel trimestre, in crescita dell’11% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, l’utile operativo su base GAAP ( i principi contabili americani generalemente accettati) ha registrato un incremento di ben il 70% rispetto allo scorso anno, passando da 37.7 milioni di $ registrati nel terzo trimestre dell’anno scorso  ai 64,3 milioni di $ registrati nel terzo trimestre di quest’anno.  
Dal punto di vista geografico da segnalare la continua e progressiva crescita in Asia dove, guidata da Cina e Giappone, BEA ha riportato ricavi di licenze in crescita del 24% ad ennesima dimostrazione di come BEA stia ben operando in questi territori andando a cogliere le clamorose opportunità di crescita. In ultimo, ottima performance dell’Italia che dopo un brillante inizio anno si conferma anche nel terzo trimestre in linea con gli obiettivi di crescita, e con un ultimo trimestre estremamente promettente.

Attualmente, nell’industria del software il Supporto Clienti rientra in una delle seguenti categorie: il supporto proattivo e il supporto reattivo.Il supporto proattivo (in BEA è rappresentato dal livello di Supporto deniminato Mission Critical) rappresenta un approccio intensivo alla risoluzione dei problemi di sistema individuati, prima che questi ultimi provochino tempi elevati di inattività o influiscano sulla produttività e sul business dei Clienti. Con il supporto proattivo si controllano i sistemi e interviene sulla causa principale di un problema prima che si aggravi.Il supporto reattivo, al contrario, risolve i problemi dopo che essi hanno già avuto qualche impatto sulle applicazioni e sul business, cercando di eliminare il problema esistente e di ripristinare il normale funzionamento del sistema.Tuttavia, sia il modello di supporto proattivo che quello reattivo lasciano talvolta i Clienti insoddisfatti.  Entrambi i tipi di supporto possono risultare dispendiosi, sia in termini di tempo che di denaro; infatti entrambi i modelli implicano che il problema si verifichi prima che sia possibile intervenire. L’identificazione e la risoluzione dei problemi esistenti possono richiedere un numero maggiore di ore di lavoro e di impiego di risorse.BEA sa che i sistemi complessi rappresentano il centro nevralgico delle aziende dei Clienti, che non possono certo affidarsi solo a questi modelli di supporto “guasto/riparazione”. I nostri Clienti richiedono sempre di più un supporto continuo (24 ore al giorno, sette giorni su sette), in grado di identificare i potenziali problemi prima che si verifichino.Necessitano inoltre di un paradigma di supporto assolutamente affidabile.BEA ha quindi indicato una nuova tipologia di supporto, che ha chiamato “preventivo“.BEA Guardian è la risposta di BEA alle esigenze precedenti, individuate grazie ad approfondite ricerche e analisi sul campo. (Scaricate le analisi di Forrester Research)Le ricerche eseguite da BEA indicano che oltre il 40% dei problemi sono dovuti a errori di configurazione e amministrazione.L’identificazione dei problemi di configurazione e amministrazione e l’elaborazione dei relativi report garantiscono che l’implementazione disponga di patch, impostazioni di configurazione e altri attributi corretti. BEA Guardian notifica persino gli eventuali conflitti di configurazione con le best practice applicate da BEA.BEA Guardian è uno strumento intuitivo per il supporto di sistema preventivo, progettato per individuare i potenziali problemi prima che questi richiedano l’intervento del personale di supporto IT o influiscano negativamente su operazioni e clienti.BEA Guardian consente inoltre di ottimizzare le implementazioni e le operazioni giornaliere.Se l’installazione di BEA Guardian dispone di connettività Internet, è anche possibile trarre vantaggio dalla creazione diretta di Chiamate (CASI) al BEA Customer Support, nonché dagli aggiornamenti automatici.Per saperne di più e per scaricare documenti e prodotto visitate la pagina “BEA Guardian” sul sito www.bea.com

Parola di Gartner, IDC e Forrester. Segnalo qui un interessante articolo di un magazine olandese che riassume le indicazioni dei maggiori analisti in sei grandi trend per il 2008: qualche suggerimenti per CIO e IT manager per i prossimi mesi.http://www.webwereld.nl/articles/49082/six-enterprise-application-trends-to-watch-in-2008.html

L’ acronimo S.O.A. è ormai entrato nel vocabolario di coloro che operano nel mondo  dell’Information Tecnology: lo si trova in ogni presentazione, report, articolo che quotidianamente cattura la nostra attenzione.  Ma l’adozione di un’architettura a servizi (una SOA appunto) è un processo merita attente valutazioni; soprattutto perchè deve diventare una strategia che coinvolge l’azienda nel suo complesso.Per ogni manager diventa, quindi, fondamentale capire quali siano le motivazioni a monte di questa scelta e come questa possa essere giustificata sul piano dei costi e governata in fase di adozione.

  • Perchè un’azienda dovrebbe adottare un’architettura a servizi?
  • Quali sono gli impatti che tale scelta ha sul business e sull’IT?
  • Quali sono i possibili cambiamenti che si devono portare all’organizzazione?
  • Come si deve cambiare la governance per adeguarla al nuovo modo di lavorare? 
  • Quali sono i benefici derivanti dall’adozione di una SOA?
  • Come può essere definito un modello per il calcolo del ROI?

BEA ha messo a punto un seminario di 4 ore in cui condividere  idee ed esperienze e presentare  un possibile approccio metodologico . Il seminario è studiato per executive, manager e leader non necessariamente appartenenti al mondo ICT. 

All’inizio era la telefonia tradizionale con i suoi servizi voce in grado di mantenere in crescita le revenue dei vari operatori telefonici. Poi sono arrivati i servizi a valore aggiunto (VAS) e la continua ricerca della killer application, l’ “Applicazione” che avrebbe dovuto colmare la diminuizione dei profitti dei servizi voce e degli sms. Sono stati fatti diversi tentativi, gli operatori hanno iniziato a collaborare con alcuni partner selezionati, per fornire servizi alternativi. Tutto questo non ha funzionato, o solo in parte. La dimostrazione sono le continue pubblicità che si vedono in giro dove gli operatori insistono ancora su offerte di voce e SMS/MMS senza mai promuovere nulla di nuovo.Nel frattempo sono arrivati i vari Google, Skype, Youtube, SecondLife che stanno catalizzando l’attenzione degli utenti relegando i carrier a semplici fornitori di connettività. L’utente acquista un abbonamento flat (a breve anche su terminale mobile), ottiene il suo accesso internet e diventa un nodo della rete, libero di decidere cosa fare e con chi.Ed ancora, l’introduzione di applicazioni quali wikies e blogs hanno spostato il ruolo dell’utente che da singolo consumatore dei contenuti presenti su internet a produttore. Gli americani hanno coniato il termine “prosumer”.E’ nato così il social networking con i sui strumenti di condivisione delle informazioni , di tagging, bookmarking, blogging e tutte quelle forme di aggregazione che fanno parte ora di un fenomeno chiamato Web2.0.Ora lo scenario sta cambiando, gli operatori hanno smesso da tempo di cercare la killer application e stanno cercando di inseguire questa nuova onda di entusiasmo e soprattutto hanno realizzato che o si alleano o perdono la guerra.

Si cominciano a concretizzare i primi progetti di Service Exposure che consistono nel rendere disponibili le funzionalità della rete come servizi accessibile dall’esterno a disposizione di chiunque voglia realizzare applicazione composite (mashup networks).

Questo perchè, sul piano tecnologico, gli operatori hanno ancora diverse carte da giocare perchè una delle grosse limitazioni nei servizi offerti dalle varie “Google companies” è data dal fatto che l’utente è anonimo in quanto si presenta con un indirizzo internet o al più è l’utente virtuale che ha deciso di essere. L’applicazione Google puo’ al massimo lavorare sugli header HTTP o sui cookies per cercare di gestire in qualche modo l’utente.

Gli operatori invece sono in possesso di un insieme di informazioni pregiate sull’utente per la realizzazione di servizi innovativi in quanto sono “fisicamente connessi” con loro:

  • Location – hanno l’informazione su dove l’utente si trova a diverse granularità
  • Network – hanno l’informazione su quale rete sono attestati
  • Bandwidth – hanno l’informazione sulla banda disponibile per una specifica sessione
  • Presence – hanno l’informazione sul terminale che l’utente sta utizzando tra quelli a disposizione con la stessa identita

Questi sono solo alcuni esempi di informazioni che fino ad oggi hanno tenuto gelosamente all’interno delle proprie reti sia per questioni puramente tecnologiche sia soprattutto perchè considerate un loro valore da non condividere

Ma oggi più che mai gli operatori possono raccogliere la sfida del Web 2.0 mettendole a disposizione sotto forma di Web Services , API, Widget, Pagelet.

BEA Systems ha creato da tempo una famiglia i prodotti WebLogic Communication Platform proprio per rispondere a questa nuova esigenza offrendo agli operatori una serie di soluzioni che permettono in modo rapido, seguendo un approccio SOA, di “esporre la rete come servizio”.

Per ulteriori approfondimenti vedi il sito http://www.bea.com/wlcp/

Abbiamo appena rilasciato i risultati di una interessante ricerca condotta su 134 Partner di BEA in Europa (26 paesi), Partner che operano su Clienti Enterprise, Grandi aziende e Medium e Small Business. Ecco cosa ne emerge:

  1. il 36% ritiene che la maggiore opportunità di business per il 2008 sarà il BPM (Business Process Management), su tutte le tipologie di Clienti;
  2. al secondo posto la Business Integration (20%) ed al terzo la SOA Governance (13%);
  3. le soluzioni di Portale saranno quelle più interessanti nel settore Enterprise e Grandi Aziende;
  4. mentre il maggior ostacolo che stanno affrontando ora sono le barriere tra l’IT ed il Business all’interno dei Clienti

Non possiamo che essere d’accordo con queste valutazioni che arrivano da Partner in tutta Europa.In particolare due commenti. BPM: da buzzword a progetti reali. Tutti ne parlano ma non solo: molti clienti stanno realizzando fior di progetti sul BPM, e stanno toccandone con mani i positivi risultati.Secondo punto: IT e Business a confronto, altro tema ricorrente ed evidenziato non solo da noi, ma da Clienti ed Analisti: ed ancora una volta, BEA è in prima linea con le soluzioni di Business Liquidity ….Grazie a tutti i Partner che hanno contribuito … e vedremo come le aspettative si tradurranno in realtà nel prossimo anno.

Qualche giorno fa si è concluso il tour del BEAWorld, la conferenza annuale mondiale di BEA: dopo la California e Barcellona e’ venuto il tempo della Cina e di Shangai. Ho ricevuto stamani le prime comunicazioni interne sui risultati della conferenza e sono rimasto impressionato: nei due giorni di conferenza (12 e 13 dicembre) hanno partecipato più di 6.000 persone !!! Seimila, lo scrivo in parole per vederlo meglio … ci pensate ? una sessione plenaria presieduta dal nostro CEO Alfred Chuang, od un coffee break con seimila cinesi che si fanno un te’ ? Sono piacevolmente affascinato … in Europa nessuna società che gravita attorno all’ICT è in grado di raccogliere così tante persone in una sala, nessuna.

Ma anche altri numeri che emergono dal BEAWorld Shangai 2007 possono farci riflettere sulla Cina, e sugli possibili scenari da medio-lungo termine a cui stiamo inevitabilmente andando incontro.

BEA, presente sul mercato cinese da una decina di anni, ormai primeggia a dispetto di big come Oracle o IBM (Fonte Gartner, Analysys International “Magic Quadrant for Middleware Producers in China 2007” ). Ed i clienti BEA asiatici portano nomi magari a noi sconosciuti (Chongqing Telecom, Jiangsu Electric Power o Daewoog Pharmaceutical), ma hanno dimensioni che intimoriscono: in Cina ci sono più di 500 milioni di utenti di telefonia mobili … i numeri europei spariscono.
E ancora, Marcus Tsoi, il nostro Vice President e General Manager di BEA Systems Cina è stato riconosciuto come uno dei personaggi più influenti del panorama IT cinese nel corso della Annual Economic Conference 2007 di Pechino.

Complimenti ai miei colleghi asiatici !!!

linkedin.jpg Che io sia un fan di LinkedIn non è un mistero: trovo le funzionalità ed i servizi offerti di grande valore, e già più volte ho usato LinkedIn per la mia attività professionale. Ma qualche giorno fa, LinkedIn ha annunciato (vedi articolo su New York Times) di aprire i battenti della propria piattaforma a sviluppatori esterni. Questo significa che a breve potremo trovare plug-in di terzi che potremo inserire nella nostra home page di LinkedIn, e, soprattutto, utilizzare dati provenienti da LinkedIn in applicazioni web terze. Ad esempio potremmo mostrare il nostro curriculum vitae che abbiamo su LinkedIn, all’interno di un widget dentro il nostro blog personale, oppure indicare il numero di contatti nel nostro network professionale, oppure troveremo siti di job-posting che attingono info da LinkedIn, e cosi via.Le API (application programming interface) messe a disposizione permetteranno quindi di costruire widget ed applicazioni. E le API avranno il pieno supporto per la piattaforma di Google OpenSocial, altra piattaforma che dirà presto la sua sul Web. LinkedIn gioca questa mossa per contrastare gli altri due social network di riferimento, Facebook e MySpace, ma l’impostazione che prevale è quella di business networking invece che social networking.

Insomma un altro bell’esempio di Web 2.0, e per dirla alla BEA …. di Business Liquidity

Storie di vita vissuta in Esercizio … sono le 18.30 di venerdi, e il vostro sistema che ospita applicazioni business critical segnala problemi, ed ha crollo “psicofisico”. Noooo ! Vi mettete le mani nei capelli e aprite cercate subito di aprire un CASE al Supporto BEA. La vostra Azienda sta perdendo business ($$$) ed il Customer Support di BEA, grazie al processo “Follow The Sun (FTS)”, è lì per aiutarvi.  Tra i vostri tecnici e i nostri specialisti si puo’ creare un team virtuale che indirizzarà il problema e lo risolverà velocemente.Come fare? Voi aprite un CASE come sempre quando vi capita un problema, ovvero segnalate al Customer Support di BEA che il software “BEA XYZ” vi segnala un errore (ricordatevi di descrivere l’errore). Poi chiamate il BEA Customer Support (numeri di telefono) e chiedete a chi vi risponde di innalzare la Severity del problema a 1 (Severità massima). Inoltre chiedete di assegnare il Case secondo la procedura “Follow The Sun (FTS)” perchè avete bisogno che venga seguito da subito e per tutte le 24 ore; vi sarà quindi richiesto di fornire contatti dei vostri tecnici che saranno di volta in volta disponibili per seguire il CASE durante le 24 ore insieme agli ingegneri del Supporto BEA, fornendo le informazioni e i file necessari alle analisi e applicando le eventuali correzioni suggerite.Come funziona il FTS? Questo procedimento fa si che il vostro CASE venga trasferito da un Centro di Supporto all’altro secondo la rotazione terrestre: ad esempio, voi siete in Europa e il Centro di Supporto che vi sta seguendo è Parigi, Londra o Monaco; senza FTS quando i centri di supporto terminano l’attività giornaliera i CASE vengono lasciati per riprendere la loro lavorazione ed analisi la mattina dopo; con FTS attivato invece il vostro CASE, alla chiusura dell’attività in Europa, viene trasferito nei Centri di Supporto in America dove verrà continuata la sua analisi, e successivamente in Asia, per ritornare all’ingegnere di Supporto in Europa la mattina dopo. Il processo FTS è efficace solo se anche il Cliente è a disposizione per le 24 ore, in quanto durante l’analisi potrebbe essere necessario un contatto per test o per richiedere ulteriori informazioni necessarie all’eseme della situazione. In questo modo l’attività di ricerca e di ripristino / risoluzione non si ferma mai e il problema potrà essere risolto in prima possibile. Ulteriori info qui.La “Liquidity” delle informazioni di Supporto che fanno il giro del mondo è la chiave per la vostra capacità di supportare il Business Aziendale.

Qualche giorno fa BEA ha rilasciato il nuovo report “State of the Portal Market 2007: Portals and The Power of Participation” (bea_state_of_portal_market_2007-wp-it.pdf)(46 pg) che riassume i dati della annuale ricerca (ormai la sesta edizione), frutto di oltre 450 interviste a CIO clienti di BEA, più un centinaio di report di analisti (Gartner, IDC, Forrester ed altri) collezionati negli ultimi 12 mesi. Una fonte ragguardevole di informazioni che fotografano una serie di aspetti su cui le aziende italiane ed internazionali stanno riflettendo.

  1. Business e IT – BPM e SOA: l’incremento delle iniziative di business process management (BPM) e Service Oriented Architecture (SOA) stanno spingendo l’uso di portali. Questo perchè i portali sono la naturale interfaccia di architetture a servizi, di sistemi di process management, e di sistemi di collaborazione. 
  2. Business participation – Web 2.0: dopo l’impatto rivoluzionario delle società Web 2.0 sul consumer, le aziende stanno adottando questi stessi principi per utilizzarli all’interno. Ed i portali sono ancora una volta lo strumento principe per rendere disponibili funzionalità Web 2.0 e di social computing enterprise.
  3. Benefici: oltre ai benefici legati strettamente al fatturato evidenziati dal report, i clienti dei portali BEA sottolineano benefici come l’aumento della produttività e dell’efficienza dei dipendenti, la riduzione dei costi di supporto e servizio, l’aumento della fidelizzazione dei clienti, il consolidamento dell’infrastruttura IT e la riduzione dei costi operativi, grazie alla diminuzione dei processi manuali o basati su carta.
  4. Costi di implementazione: Per il 77% dei clienti di portali BEA, i costi di consulenza e personalizzazione sono stati minori dei costi di licenza, e questo dimostra come il portale sia un mezzo di implementazione rapido e flessibile per un’ampia gamma di iniziative aziendali.
  5. Ampliamento dell’audience: nonostante la tendenza al consolidamento, il numero di portali implementati in azienda è in aumento. E questo incremento è dovuto all’aumento delle audience supportate dai portali e dalla maggiore flessibilità della tecnologia per velocizzare lo sviluppo e l’implementazione delle applicazioni.

Riassumendo, il report rivela che, per il sesto anno consecutivo, i portali rimangono una priorità per i CIO delle aziende. Conferma, inoltre, che i portali rimangono la piattaforma ideale per consolidare le applicazioni, permettere l’integrazione e il riutilizzo dei sistemi e dei dati esistenti ed aiutare i clienti a mettere a disposizione degli utenti - sempre più amanti delle community - le funzionalità Web 2.0 e le tecnologie di social computing.È possibile scaricare questo studio all’indirizzo: http://bea.com/whitepapers/portal-marketQui sotto uno dei tanti grafici che supportano i risultati del report.

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La collaborazione tra BEA ed Italtel continua con una intervista a Marco Casucci, Head of Services and Services Enabler Unit. Italtel, basandosi sulla WebLogic Communication Platform, è riuscita in breve tempo, e prima in Europa, ad implementare e lanciare sul mercato una soluzione innovativa e dirompente per il mercato delle Telecomunicazioni: la parola d’ordine è Convergenza, di reti, risorse, servizi, …
Per una lettura più approfondita clicca qui.

Nasce oggi un nuovo blog. Ed è la voce alle persone che lavorano in BEA Systems Italia. Una voce “informale” di professionisti dell’IT, che si apre sulla blogosfera, ed arricchirà presto la blogosfera stessa di contenuti utili e stimolanti. Scriveremo di tecnologia, di soluzioni, di clienti, di novità, di concorrenti, potremo aprire discussioni con clienti, partner e collaboratori, parleremo di BEA ma non solo. Insomma la voce di un nutrito gruppo di professionisti che da tempo porta sul mercato italiano competenza, talento e ottime (concedetemelo) soluzioni IT (quelle di BEA intendo …).Lascio ora la parola al nostro Vice President Marco Bucci, che con un breve video apre i battenti di Caffè con BEA …<p><p>Per ora è tutto da Caffè con BEA, lasciate pure commenti qui sotto.Alla prossima

Attenzione!

Questo sito non è piu' aggiornato. Vieni a trovarci sul nuovo Caffe' con BEA

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