All’inizio era la telefonia tradizionale con i suoi servizi voce in grado di mantenere in crescita le revenue dei vari operatori telefonici. Poi sono arrivati i servizi a valore aggiunto (VAS) e la continua ricerca della killer application, l’ “Applicazione” che avrebbe dovuto colmare la diminuizione dei profitti dei servizi voce e degli sms. Sono stati fatti diversi tentativi, gli operatori hanno iniziato a collaborare con alcuni partner selezionati, per fornire servizi alternativi. Tutto questo non ha funzionato, o solo in parte. La dimostrazione sono le continue pubblicità che si vedono in giro dove gli operatori insistono ancora su offerte di voce e SMS/MMS senza mai promuovere nulla di nuovo.Nel frattempo sono arrivati i vari Google, Skype, Youtube, SecondLife che stanno catalizzando l’attenzione degli utenti relegando i carrier a semplici fornitori di connettività. L’utente acquista un abbonamento flat (a breve anche su terminale mobile), ottiene il suo accesso internet e diventa un nodo della rete, libero di decidere cosa fare e con chi.Ed ancora, l’introduzione di applicazioni quali wikies e blogs hanno spostato il ruolo dell’utente che da singolo consumatore dei contenuti presenti su internet a produttore. Gli americani hanno coniato il termine “prosumer”.E’ nato così il social networking con i sui strumenti di condivisione delle informazioni , di tagging, bookmarking, blogging e tutte quelle forme di aggregazione che fanno parte ora di un fenomeno chiamato Web2.0.Ora lo scenario sta cambiando, gli operatori hanno smesso da tempo di cercare la killer application e stanno cercando di inseguire questa nuova onda di entusiasmo e soprattutto hanno realizzato che o si alleano o perdono la guerra.

Si cominciano a concretizzare i primi progetti di Service Exposure che consistono nel rendere disponibili le funzionalità della rete come servizi accessibile dall’esterno a disposizione di chiunque voglia realizzare applicazione composite (mashup networks).

Questo perchè, sul piano tecnologico, gli operatori hanno ancora diverse carte da giocare perchè una delle grosse limitazioni nei servizi offerti dalle varie “Google companies” è data dal fatto che l’utente è anonimo in quanto si presenta con un indirizzo internet o al più è l’utente virtuale che ha deciso di essere. L’applicazione Google puo’ al massimo lavorare sugli header HTTP o sui cookies per cercare di gestire in qualche modo l’utente.

Gli operatori invece sono in possesso di un insieme di informazioni pregiate sull’utente per la realizzazione di servizi innovativi in quanto sono “fisicamente connessi” con loro:

  • Location – hanno l’informazione su dove l’utente si trova a diverse granularità
  • Network – hanno l’informazione su quale rete sono attestati
  • Bandwidth – hanno l’informazione sulla banda disponibile per una specifica sessione
  • Presence – hanno l’informazione sul terminale che l’utente sta utizzando tra quelli a disposizione con la stessa identita

Questi sono solo alcuni esempi di informazioni che fino ad oggi hanno tenuto gelosamente all’interno delle proprie reti sia per questioni puramente tecnologiche sia soprattutto perchè considerate un loro valore da non condividere

Ma oggi più che mai gli operatori possono raccogliere la sfida del Web 2.0 mettendole a disposizione sotto forma di Web Services , API, Widget, Pagelet.

BEA Systems ha creato da tempo una famiglia i prodotti WebLogic Communication Platform proprio per rispondere a questa nuova esigenza offrendo agli operatori una serie di soluzioni che permettono in modo rapido, seguendo un approccio SOA, di “esporre la rete come servizio”.

Per ulteriori approfondimenti vedi il sito http://www.bea.com/wlcp/