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Per aiutarvi ad ottenere le prestazioni ottimali dai vostri sistemi sono oggi disponibili molti strumenti di Monitoraggio e Analisi.

Tuttavia non vi saranno di aiuto o potrebbero additrittora contribuire ad accrescere i problemi prestazionali se usati in modo improprio.

Per ottenere le prestazioni ottimali dalle vostre applicazioni WebLogic, dovrete guardare al di là degli strumenti automatizzati e rispondere ad alcune domande relative al vostro business.

Questo post (ne seguiranno altri sullo stesso tema) vuole evidenziare le domande che ogni cliente dovrebbe chiedersi quando si analizzano problemi prestazionali.
Ovviamente la lista di domande possibili è potenzialmente infinita, ma vorrei evidenziare le motivazioni più comuni per cui sorgono problemi prestazionali.

Tante variabili e sempre poco tempo….
E’ importante notare che l’analisi prestazionale è un’arte, più che una scienza esatta. Buone prestazioni sono raggiungibili con compromessi e bilanciamenti ragionati. 

Cosa volete ottenere?
Queste sono alcune delle ragioni, rilevate dalle mie esperienze con Clienti con problemi sorti durante la messa a punto dell’Application Server.
– Avere migliori tempi di risposta
– Raggiungere o superare i Service Level Agreement
– L’efficienza della JVM (Java Virtual Machine)
– Capire perchè il sistema rallenta ad una certa ora il venerdi pomeriggio
– Durante i test tutto “girava” alla perfezione, ora che l’applicazione è in produzione invece sembra essere molto lenta nelle esecuzioni

“Forse perchè…”, “rivediamo le configurazioni…”, “proviamo a fare…” non sono ovviamente risposte accettabili.

Queste domande meritano una risposta puntuale.
 

Chi deve essere soddisfatto delle prestazioni?
Rassegnatevi al fatto che non potrete rispondere a tutte le richieste di aumento prestazionale che arrivano dal management o dagli utenti di business della vostra Azienda.

Dovrete esculdere i problemi che risultano ad di là della vostra capacità o autorità di intervento.

Risorse finanziarie ridotte, disponibilità limitata di risorse adeguate, politiche aziendali, e infrastrutture informatiche limitate sono alcune delle barriere che potreste incontrare. In questo caso potreste avere poca o nessuna possibilità di intervento.

Focalizzatevi sull’elenco di elementi su cui potete avere sicuramente un impatto positivo, ed eliminate quelli che non potete modificare.
Con questa lista considerate da quali elementi potete partire subito, i problemi che, se risolti, potrebbero portare un maggiore beneficio alla vostra Azienda, e il costo per indirizzare ogni problema..

Prima di partire, dovreste anche individuare “chi” state cercando di soddisfare, e quindi date una priorità alla vostra lista.

Nella prossima puntata… “Cosa misurare???”

lightning_180x110.gif   Nella versione di Guardian rilasciata agli inizi di Febbraio 2008 ci sono novità significative.

Durante lo scorso anno abbiamo avuto indicazioni da molti Grandi Clienti che ritenevano che l’auto installazione (auto-deploy) dell’Agente di Guardian fosse in contrasto con le policy di sicurezza e di auditing in essere.

Per queste ragioni abbiamo rimosso,  a partire da Guardian 1.0.7, la funzione di auto-deploy, e di conseguenza l’Agente dovrà essere installato manualmente, ad esempio tramite la BEA WebLogic Console.

Nel prossimo futuro, a partire dalla release WLS 10.3,  l’Agente Guardian sarà incluso direttamente in WLS Server e non sarà più necessario installarlo.

Per maggiori informazioni e per scaricare gratuitamente BEA Guardian cliccare QUI

Un esempio di Rich Internet Application applicato alle tematiche dello sviluppo.TED è una conferenza che si tiene ogni anno in California. Vi vengono invitate persone a parlare, ballare, eseguire performances, mostrare invenzioni: il melting pot delle idee.Nel 2007 Hans Roslings, un accademico svedese, ha spiegato come la battaglia contro la fame nel mondo e per lo sviluppo non sia persa in partenza. Per fare questo ha usato due tecniche, prodigiose in ugual misura: ha mostrato con una straordinaria applicazione internet i dati relativi allo sviluppo economico e sociale mondiale, distruggendo miti ormai consolidati sui cosidetti paesi in via di sviluppo. Andate sul suo sito e create in tempo reale il grafico che desiderate, scegliendo le grandezze da correlare; un fantastico esempio della potenza delle applicazioni web di oggi: www.gapminder.org.L’altra tecnica usata dal dott. Roslings non è esattamente ciò che vi aspettereste da un pacato professore universitario … Ma non voglio privarvi della sopresa. Godetevi la sua conferenza ed aspettate sino alla conclusione su

Firmato Booz Allen Hamilton è il recente survey “Quanto è efficace la tua organizzazione IT”, indirizzato a CIO, manager dell’IT e non. Il survey è ancora aperto (se volete compilarlo lo trovate qui, sono 24 domande) ma l’articolo odierno su CWI fa emergere già interessanti dati. Certo il tema del connubio tra Business e IT, più volte ripreso da BEA, è sempre più scottante: da un lato un IT troppo spesso ingessato da architetture e soluzioni ‘rigide’ e silos verticali, e dall’altro modelli di Business sempre più reattivi, veloci ed aggressivi. E con la figura del CIO o dell’IT manager a gestire il difficile compito di allineare il proprio IT alle incalzanti richieste del Business. BEA risponde con numerose soluzioni volte a ridurre il gap IT-Business, e le raccoglie sotto un unico messaggio dal chiaro ed evocativo nome “Liquid Enterprise”: provate a fare un giro sul sito per scoprire qualcosa in più sulla Business Agility.

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Virtualizzazione (delle architetture IT) è una delle buzzword del momento: e BEA, come spesso accade, la fa da leader ancora una volta. Viene rilasciato oggi un utilissimo calcolatore online del TCO (Total Cost of Ownership), che mette a raffronto i costi associati a tre diversi scenari per applicazioni Java enterprise:

  1. piattaforme non virtualizzate, dove le applicazioni girano su sistemi dedicati
  2. il modello a sistemi operativi virtualizzati, dove più di una macchina virtuale gira sullo stesso sistema operativo
  3. e la architettura BEA LiquidVM, che permette alle applicazioni Java di girare su macchine virtuali, senza sistema operativo (e quindi al massimo delle performance ed efficienza)

I dati richiesti dal calcolatore sono pochi, ma le informazioni che si ottengono sono di estremo valore. Da provare.

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In un post precedente si parlava dello scorso convegno Forum ValueIT su SOA e IT Governance. Grazie agli organizzatori sono ora disponibili tutti i video delle presentazioni. Vi invito a dare un occhiata al sito del Forum dove, previa registrazione, troverete tutti i video, ed anche la presentazione di BEA Systems “La soluzione BEA per il governo di una architettura a servizi (SOA)”. Buon ascolto.

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180x80_enterprise08.gif Anche quest’anno BEA partecipa all’ IDC Virtualisation & Enterprise Conference 2.0. I temi trattati sono di estrema attualità ed interesse, e la comunità ICT, sia lato utenti finali che vendor e operatori, sta raccogliendo rilevanti risultati con queste soluzioni.

BEA porta la sua voce da leader sui temi della SOA, delle Dynamic business application e della Virtualizzazione, con un intervento nella mattinata del 18 di Paolo Salvalaglio. Nel pomeriggio del 18, invece Massimo Tripodi presenterà un caso estremamente interessante di Fastweb, che ha implementato con successo con noi uno straordinario progetto SOA.

Vi aspettiamo lunedi!

Sviluppato come guida per il governo del Regno Unito, l’Information Technology Infrastructure Library (ITIL) è uno standard nato alla fine degli anni ’80 con lo scopo di offrire una serie di “best practice” per la gestione dei servizi IT, promuovendo un approccio di qualità al fine di ottenere maggiore efficacia nel lavoro e sempre più efficienza nell’utilizzo dei sistemi informativi.

Il crescente affermarsi sul campo di questo standard dipende dal riconoscimento e dall’adesione da parte di quelle organizzazioni che, in modo sempre maggiore, sono dipendenti dall’Information Technology, e che sono decise a soddisfare i loro scopi e le loro necessità di affari.
Questa dipendenza conduce alle necessità di servizi di qualità dell’IT sempre maggiori, qualità per la quale lo standard ITIL fornisce una serie di indicazioni da seguire.
Esso, infatti, descrive i processi, le attività, i ruoli e le responsabilità per poter gestire in modo flessibile l’organizzazione e i problemi che possono sorgere, al fine di migliorare la qualità dei servizi forniti e di rispondere alle esigenze del mercato, dei clienti e degli acquirenti. ITIL è supportato da uno schema di qualifica completo, da organizzazioni accreditate di training, e da strumenti di implementazione e di valutazione.
Questo insieme di “best practice”, in sostanza, non si presenta come una serie di rigide regole, ma più semplicemente come una traccia da adattare caso per caso a seconda delle necessità, dei bisogni, delle particolarità e delle caratteristiche dell’azienda. Lo standard può essere utilizzato:

  • nel settore pubblico – Governo centrale e locale, Autorità sanitarie e politiche
  • nel settore privato – Banche, Assicurazioni, Telecomunicazioni, Servizi Pubblici, Trasporti
  • dalle società IT – Fornitori di prodotti, Società di System Integration, Società di Outsourcing

La documentazione ITIL è suddivisa in più libri, che trattano ognuno un aspetto diverso della gestione dei servizi IT; sono tutti leggibili in modo indipendente, ma ovviamente presentano sempre concetti strettamente correlati tra di loro. I libri di cui la documentazione è composta sono i seguenti:

SERVICE SUPPORT :
assicura che il Customer abbia accesso ad appropriati servizi per il supporto di funzioni di business. I processi descritti sono: il Service Desk, l’Incident Management, il Problem Management, il Configuration Management, il Change Management e il Release Management.
SERVICE DELIVERY :
questa sezione riguarda il rilascio del servizio richiesto per permettere un supporto adeguato ai clienti. Vengono trattati i processi del Capacity Management, del Financial Management per i Servizi dell’IT, dell’Availability Management, del Service Level Management e dell’IT Service Continuity  Management.
PIANIFICAZIONE PER IMPLEMENTARE IL SERVICE MANAGEMENT :
questa parte introduce all’utilizzo dell’ITIL in quanto fornisce una guida sull’allineamento dei bisogni di business all’IT e sulla valutazione dei livelli correnti di maturità del Service Management. Aiuta l’organizzazione ad identificare i punti di forza e di debolezza, permettendo di sviluppare i primi e di superare gli ultimi.
ICT INFRASTRUCTURE MANAGEMENT :
si occupa dei processi, dell’organizzazione e degli strumenti necessari per fornire un’infrastruttura stabile di IT e comunicazioni ed è la base per i processi di ITIL Service Management. Questa parte si occupa di Design & Planning, Operations e Technical Support.
APPLICATION MANAGEMENT :
fornisce un aiuto agli utenti, agli sviluppatori e ai manager del servizio per identificare quali applicazioni possono esser gestite da una prospettiva di service management.
SECURITY MANAGEMENT :
questa sezione si occupa della sicurezza dal punto di vista del fornitore del servizio, identificando come il Security Management si relaziona con l’IT Security Officer e come fornisce il livello di sicurezza necessario.
THE BUSINESS PERSPECTIVE :
si occupa di far comprendere ai manager il carico di business. Le questioni trattate includono il Business Relationship Management, il Partnership and Outsourcing, dei continui miglioramenti e sfruttamenti dell’informazione, Communication and Technology (ICT) per trarre vantaggio dal business.

La figura seguente mostra i processi che fanno parte dell’area “Service Support”
ITIL Support Processes

Ogni processo ITIL è a se stante nella sua definizione, ma per svolgere pienamente il suo scopo deve essere preso in considerazione con tutti gli altri.BEA Systems ha adeguato la propria struttura di supporto per essere in linea con le Best Practices ITIL, con particolare riferimento al Service Support, e inoltre richiede che i Support Account Manager che hanno la responsabilità dei Clienti di tipo Mission Critical siano certificati ai maggiori livelli ITIL. Come a dire: “al vostro servizio” con le nostre “migliori risorse”.
Per informarsi o saperne di più www.itsmf.it

Chiara Scarafiotti, ITIL Practitioner Support & Restore

Rispetto per l’ambiente, attenzione verso il contesto sociale in cui si opera, volontariato e condizioni di lavoro dei dipendenti, qualità del prodotto e trasparenza della filiera produttiva: sono questi, con altri, i temi imposti dalla “cultura della responsabilità sociale d’impresa” (Corporate social responsability).
Il nuovo modo  di pensare e di agire d’impresa sta prendendo piede in Italia, mentre all’estero e soprattutto negli Stati Uniti è un valore aziendale oramai acquisito, imposto con la globalizzazione. Imprese e società presenti in diversi paesi hanno accettato di far proprio un modello aziendale, in grado di far coesistere spirito imprenditoriale, etica e sostenibilità ambientale.
L’obiettivo della nuova cultura sociale di impresa è l’assunzione di responsabilità nell’ambito delle comunità locali da parte dell’impresa, che così affianca agli obiettivi tradizionali (la crescita della società, il profitto e il business) anche altri target sociali.
Gli esempi non mancano, ad incominciare dall’impegno dichiarato da società o artisti a promuovere iniziative ad “impatto zero”, ovvero a piantare tanti alberi quanti necessari per compensare la co2 emesse o il consumo di energia impiegata per l’evento. Oppure, alcune aziende hanno adottato il modello “1/1/1”, che prevede la donazione da parte della società dell’1% del tempo, l’1% delle azioni e l’1% dei propri utili ad organizzazioni non profit, in modo da contribuire con risorse finanziarie e tecnologiche, programmi di istruzione ai giovani delle comunità più svantaggiate o a favore ancora la tutela dell’ambiente.
Di recente, Google ha offerto a 2500 organizzazioni non profit di 16 diversi paesi spazi pubblicitari online gratuiti: questo grazie al programma “Google Grants“. Anche in questo caso l’idea è di offrire a organizzazioni senza scopo di lucro, soluzioni di business avanzate – fino ad oggi accessibili solo al settore privati e a pagamento – per implementare e ottimizzare l’attività degli enti non profit.
Tra le buone pratiche da rispettare nell’esercizio delle operazioni commerciali, al primo posto c’è la tutela dell’ambiente, ma si sta cercando di dare impulso alla rintracciabilità del prodotto per rendere trasparente la catena produttiva e soprattutto alla fidelizzazione dei dipendenti.
51aruio1wwl_bo2204203200_pisitb-dp-500-arrowtopright45-64_ou01_aa240_sh20_.jpg Una lettura consigliata a riguardo è “The business of changing the world”, libro scritto da Marc Benioff, Ceo di Salesforce.com, e Carlye Adler, giornalista collaboratore di Fortune, FSB, Time-Asian Edition e Business week. Il volume spiega come negli Usa il volontariato sia ormai diventato parte integrante di alcune aziende.

Una caratteristica utile di Weblogic Server, dalla versione 9 in poi, è il cosiddetto production redeployment: una strategia di deployment delle applicazioni web che consente la coesistenza di due versioni dell’applicazione, garantendo il rilascio di una nuova release senza interrompere il servizio offerto agli utenti. E’ utile per la correzione di bug o per l’aggiunta di nuove funzionalità, senza dover chiudere l’applicazione nè aggiungere server ridondanti per redirigere il traffico durante la sostituzione.

Quando la nuova versione viene attivata, la vecchia viene mantenuta in funzione dal server finchè le sessioni utente già attive vengono completate oppure vanno in time out: nel frattempo la nuova versione comincia a servire tutte le nuove richieste. La figura seguente mostra come le richieste http vengono gestite da WLS:

Side by side deployment

Gli utenti che stavano navigando non subiscono alcun effetto dell’attivazione della nuova versione, quindi non è necessario pianificare finestre temporali di rilascio, magari di notte o nel week end come a volte si è costretti a fare. Versioni successive delle applicazioni possono essere storicizzate sui server, per cui è sempre possibile tornare indietro ad una versione precedente con la stessa modalità trasparente agli utenti. Inoltre, se una nuova versione viene attivata in Administration Mode, questa diviene visibile solo sul canale di amministrazione di WLS: ciò consente di eseguire test di corretto funzionamento prima dell’apertura al normale traffico utente.

test della nuova versione in administration mode

Le operazioni di deployment e di attivazione delle versioni possono, come tutte le operazioni di amministrazione, essere eseguite attraverso la console web di WLS, attraverso script ANT o WLST, programmi java o strumenti esterni di configuration management. Alcuni tipi di applicazione non possono essere gestiti con questa modalità di rilascio, che è limitata a web applications e enterprise applications: vedere la documentazione online di WLS per i dettagli.

Attenzione!

Questo sito non è piu' aggiornato. Vieni a trovarci sul nuovo Caffe' con BEA

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