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Un esempio di Rich Internet Application applicato alle tematiche dello sviluppo.TED è una conferenza che si tiene ogni anno in California. Vi vengono invitate persone a parlare, ballare, eseguire performances, mostrare invenzioni: il melting pot delle idee.Nel 2007 Hans Roslings, un accademico svedese, ha spiegato come la battaglia contro la fame nel mondo e per lo sviluppo non sia persa in partenza. Per fare questo ha usato due tecniche, prodigiose in ugual misura: ha mostrato con una straordinaria applicazione internet i dati relativi allo sviluppo economico e sociale mondiale, distruggendo miti ormai consolidati sui cosidetti paesi in via di sviluppo. Andate sul suo sito e create in tempo reale il grafico che desiderate, scegliendo le grandezze da correlare; un fantastico esempio della potenza delle applicazioni web di oggi: www.gapminder.org.L’altra tecnica usata dal dott. Roslings non è esattamente ciò che vi aspettereste da un pacato professore universitario … Ma non voglio privarvi della sopresa. Godetevi la sua conferenza ed aspettate sino alla conclusione su

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Rispetto per l’ambiente, attenzione verso il contesto sociale in cui si opera, volontariato e condizioni di lavoro dei dipendenti, qualità del prodotto e trasparenza della filiera produttiva: sono questi, con altri, i temi imposti dalla “cultura della responsabilità sociale d’impresa” (Corporate social responsability).
Il nuovo modo  di pensare e di agire d’impresa sta prendendo piede in Italia, mentre all’estero e soprattutto negli Stati Uniti è un valore aziendale oramai acquisito, imposto con la globalizzazione. Imprese e società presenti in diversi paesi hanno accettato di far proprio un modello aziendale, in grado di far coesistere spirito imprenditoriale, etica e sostenibilità ambientale.
L’obiettivo della nuova cultura sociale di impresa è l’assunzione di responsabilità nell’ambito delle comunità locali da parte dell’impresa, che così affianca agli obiettivi tradizionali (la crescita della società, il profitto e il business) anche altri target sociali.
Gli esempi non mancano, ad incominciare dall’impegno dichiarato da società o artisti a promuovere iniziative ad “impatto zero”, ovvero a piantare tanti alberi quanti necessari per compensare la co2 emesse o il consumo di energia impiegata per l’evento. Oppure, alcune aziende hanno adottato il modello “1/1/1”, che prevede la donazione da parte della società dell’1% del tempo, l’1% delle azioni e l’1% dei propri utili ad organizzazioni non profit, in modo da contribuire con risorse finanziarie e tecnologiche, programmi di istruzione ai giovani delle comunità più svantaggiate o a favore ancora la tutela dell’ambiente.
Di recente, Google ha offerto a 2500 organizzazioni non profit di 16 diversi paesi spazi pubblicitari online gratuiti: questo grazie al programma “Google Grants“. Anche in questo caso l’idea è di offrire a organizzazioni senza scopo di lucro, soluzioni di business avanzate – fino ad oggi accessibili solo al settore privati e a pagamento – per implementare e ottimizzare l’attività degli enti non profit.
Tra le buone pratiche da rispettare nell’esercizio delle operazioni commerciali, al primo posto c’è la tutela dell’ambiente, ma si sta cercando di dare impulso alla rintracciabilità del prodotto per rendere trasparente la catena produttiva e soprattutto alla fidelizzazione dei dipendenti.
51aruio1wwl_bo2204203200_pisitb-dp-500-arrowtopright45-64_ou01_aa240_sh20_.jpg Una lettura consigliata a riguardo è “The business of changing the world”, libro scritto da Marc Benioff, Ceo di Salesforce.com, e Carlye Adler, giornalista collaboratore di Fortune, FSB, Time-Asian Edition e Business week. Il volume spiega come negli Usa il volontariato sia ormai diventato parte integrante di alcune aziende.

microhoo.jpg Cosa può spingere Microsoft ad offrire la cifra record di 44,6 miliardi di dollari per acquistare il controllo di Yahoo ? Lo storico motore di ricerca è da qualche tempo in crisi eppure risulta ancora una delle priorità di Microsoft. Certo, la prima risposta è Google e il suo strapotere, ma se analizziamo a fondo la vicenda scopriamo che la vera risposta all’Opa di Microsoft è la pubblicità online.

Mentre Microsoft ha cercato di sviluppare – senza successo – un motore di ricerca alternativo e servizi online competitivi, Google è passato nel 2007 dal 60 al 75 per cento del mercato americano della pubblicità nei motori di ricerca, contro il 9% di Yahoo! (la stima è di eMarketer). Quindi, tanto vale per Microsoft mettere sul banco 44,6 miliardi di dollari per non esserne tagliato fuori dalla pubblicità che è la moneta delle attività gratuite in rete. Google ha capito questo da tempo ed ha vinto una “sfida impossibile”: crescere in Internet, oltre il motore di ricerca, con una quantità di servizi gratuiti.

Microsoft è ancora leader nell’off-line – sono suoi 9 computer su 10 al mondo – ma non è mai entrata in partita nell’online, a differenza – ad esempio – della rivale Apple. Basterà un investimento di 44,6 milardi di dollari (pari agli utili dei prossimi 3 anni) per ribaltare un trend strutturale? E’ questa la sfida più impegnativa per il Ceo di Microsoft, Steve Ballmer, dopo l’uscita del fondatore Bill Gates. In palio c’è la leadership del settore per i prossimi anni.

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