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Un esempio di Rich Internet Application applicato alle tematiche dello sviluppo.TED è una conferenza che si tiene ogni anno in California. Vi vengono invitate persone a parlare, ballare, eseguire performances, mostrare invenzioni: il melting pot delle idee.Nel 2007 Hans Roslings, un accademico svedese, ha spiegato come la battaglia contro la fame nel mondo e per lo sviluppo non sia persa in partenza. Per fare questo ha usato due tecniche, prodigiose in ugual misura: ha mostrato con una straordinaria applicazione internet i dati relativi allo sviluppo economico e sociale mondiale, distruggendo miti ormai consolidati sui cosidetti paesi in via di sviluppo. Andate sul suo sito e create in tempo reale il grafico che desiderate, scegliendo le grandezze da correlare; un fantastico esempio della potenza delle applicazioni web di oggi: www.gapminder.org.L’altra tecnica usata dal dott. Roslings non è esattamente ciò che vi aspettereste da un pacato professore universitario … Ma non voglio privarvi della sopresa. Godetevi la sua conferenza ed aspettate sino alla conclusione su

Segnalo questo bell’articolo tratto da ZDNet, dove l’autore evidenzia 12 fattori che contribuiranno allo sviluppo di SOA, Web 2.0 e SaaS (Software as a Service) nel breve-medio termine. L’autore sostiene che queste tre tecnologie hanno caratterizzato le discussioni nell’IT nell’ultimo periodo, ma che il 2008, per una serie di trend che si stanno concretizzando, sarà l’anno in cui vedremo queste tecnologie applicate nelle “next generation enterprises”. Buona lettura.

2008nextgen_enterprises.jpg

http://blogs.zdnet.com/Hinchcliffe/?p=157

All’inizio era la telefonia tradizionale con i suoi servizi voce in grado di mantenere in crescita le revenue dei vari operatori telefonici. Poi sono arrivati i servizi a valore aggiunto (VAS) e la continua ricerca della killer application, l’ “Applicazione” che avrebbe dovuto colmare la diminuizione dei profitti dei servizi voce e degli sms. Sono stati fatti diversi tentativi, gli operatori hanno iniziato a collaborare con alcuni partner selezionati, per fornire servizi alternativi. Tutto questo non ha funzionato, o solo in parte. La dimostrazione sono le continue pubblicità che si vedono in giro dove gli operatori insistono ancora su offerte di voce e SMS/MMS senza mai promuovere nulla di nuovo.Nel frattempo sono arrivati i vari Google, Skype, Youtube, SecondLife che stanno catalizzando l’attenzione degli utenti relegando i carrier a semplici fornitori di connettività. L’utente acquista un abbonamento flat (a breve anche su terminale mobile), ottiene il suo accesso internet e diventa un nodo della rete, libero di decidere cosa fare e con chi.Ed ancora, l’introduzione di applicazioni quali wikies e blogs hanno spostato il ruolo dell’utente che da singolo consumatore dei contenuti presenti su internet a produttore. Gli americani hanno coniato il termine “prosumer”.E’ nato così il social networking con i sui strumenti di condivisione delle informazioni , di tagging, bookmarking, blogging e tutte quelle forme di aggregazione che fanno parte ora di un fenomeno chiamato Web2.0.Ora lo scenario sta cambiando, gli operatori hanno smesso da tempo di cercare la killer application e stanno cercando di inseguire questa nuova onda di entusiasmo e soprattutto hanno realizzato che o si alleano o perdono la guerra.

Si cominciano a concretizzare i primi progetti di Service Exposure che consistono nel rendere disponibili le funzionalità della rete come servizi accessibile dall’esterno a disposizione di chiunque voglia realizzare applicazione composite (mashup networks).

Questo perchè, sul piano tecnologico, gli operatori hanno ancora diverse carte da giocare perchè una delle grosse limitazioni nei servizi offerti dalle varie “Google companies” è data dal fatto che l’utente è anonimo in quanto si presenta con un indirizzo internet o al più è l’utente virtuale che ha deciso di essere. L’applicazione Google puo’ al massimo lavorare sugli header HTTP o sui cookies per cercare di gestire in qualche modo l’utente.

Gli operatori invece sono in possesso di un insieme di informazioni pregiate sull’utente per la realizzazione di servizi innovativi in quanto sono “fisicamente connessi” con loro:

  • Location – hanno l’informazione su dove l’utente si trova a diverse granularità
  • Network – hanno l’informazione su quale rete sono attestati
  • Bandwidth – hanno l’informazione sulla banda disponibile per una specifica sessione
  • Presence – hanno l’informazione sul terminale che l’utente sta utizzando tra quelli a disposizione con la stessa identita

Questi sono solo alcuni esempi di informazioni che fino ad oggi hanno tenuto gelosamente all’interno delle proprie reti sia per questioni puramente tecnologiche sia soprattutto perchè considerate un loro valore da non condividere

Ma oggi più che mai gli operatori possono raccogliere la sfida del Web 2.0 mettendole a disposizione sotto forma di Web Services , API, Widget, Pagelet.

BEA Systems ha creato da tempo una famiglia i prodotti WebLogic Communication Platform proprio per rispondere a questa nuova esigenza offrendo agli operatori una serie di soluzioni che permettono in modo rapido, seguendo un approccio SOA, di “esporre la rete come servizio”.

Per ulteriori approfondimenti vedi il sito http://www.bea.com/wlcp/

linkedin.jpg Che io sia un fan di LinkedIn non è un mistero: trovo le funzionalità ed i servizi offerti di grande valore, e già più volte ho usato LinkedIn per la mia attività professionale. Ma qualche giorno fa, LinkedIn ha annunciato (vedi articolo su New York Times) di aprire i battenti della propria piattaforma a sviluppatori esterni. Questo significa che a breve potremo trovare plug-in di terzi che potremo inserire nella nostra home page di LinkedIn, e, soprattutto, utilizzare dati provenienti da LinkedIn in applicazioni web terze. Ad esempio potremmo mostrare il nostro curriculum vitae che abbiamo su LinkedIn, all’interno di un widget dentro il nostro blog personale, oppure indicare il numero di contatti nel nostro network professionale, oppure troveremo siti di job-posting che attingono info da LinkedIn, e cosi via.Le API (application programming interface) messe a disposizione permetteranno quindi di costruire widget ed applicazioni. E le API avranno il pieno supporto per la piattaforma di Google OpenSocial, altra piattaforma che dirà presto la sua sul Web. LinkedIn gioca questa mossa per contrastare gli altri due social network di riferimento, Facebook e MySpace, ma l’impostazione che prevale è quella di business networking invece che social networking.

Insomma un altro bell’esempio di Web 2.0, e per dirla alla BEA …. di Business Liquidity

Qualche giorno fa BEA ha rilasciato il nuovo report “State of the Portal Market 2007: Portals and The Power of Participation” (bea_state_of_portal_market_2007-wp-it.pdf)(46 pg) che riassume i dati della annuale ricerca (ormai la sesta edizione), frutto di oltre 450 interviste a CIO clienti di BEA, più un centinaio di report di analisti (Gartner, IDC, Forrester ed altri) collezionati negli ultimi 12 mesi. Una fonte ragguardevole di informazioni che fotografano una serie di aspetti su cui le aziende italiane ed internazionali stanno riflettendo.

  1. Business e IT – BPM e SOA: l’incremento delle iniziative di business process management (BPM) e Service Oriented Architecture (SOA) stanno spingendo l’uso di portali. Questo perchè i portali sono la naturale interfaccia di architetture a servizi, di sistemi di process management, e di sistemi di collaborazione. 
  2. Business participation – Web 2.0: dopo l’impatto rivoluzionario delle società Web 2.0 sul consumer, le aziende stanno adottando questi stessi principi per utilizzarli all’interno. Ed i portali sono ancora una volta lo strumento principe per rendere disponibili funzionalità Web 2.0 e di social computing enterprise.
  3. Benefici: oltre ai benefici legati strettamente al fatturato evidenziati dal report, i clienti dei portali BEA sottolineano benefici come l’aumento della produttività e dell’efficienza dei dipendenti, la riduzione dei costi di supporto e servizio, l’aumento della fidelizzazione dei clienti, il consolidamento dell’infrastruttura IT e la riduzione dei costi operativi, grazie alla diminuzione dei processi manuali o basati su carta.
  4. Costi di implementazione: Per il 77% dei clienti di portali BEA, i costi di consulenza e personalizzazione sono stati minori dei costi di licenza, e questo dimostra come il portale sia un mezzo di implementazione rapido e flessibile per un’ampia gamma di iniziative aziendali.
  5. Ampliamento dell’audience: nonostante la tendenza al consolidamento, il numero di portali implementati in azienda è in aumento. E questo incremento è dovuto all’aumento delle audience supportate dai portali e dalla maggiore flessibilità della tecnologia per velocizzare lo sviluppo e l’implementazione delle applicazioni.

Riassumendo, il report rivela che, per il sesto anno consecutivo, i portali rimangono una priorità per i CIO delle aziende. Conferma, inoltre, che i portali rimangono la piattaforma ideale per consolidare le applicazioni, permettere l’integrazione e il riutilizzo dei sistemi e dei dati esistenti ed aiutare i clienti a mettere a disposizione degli utenti – sempre più amanti delle community – le funzionalità Web 2.0 e le tecnologie di social computing.È possibile scaricare questo studio all’indirizzo: http://bea.com/whitepapers/portal-marketQui sotto uno dei tanti grafici che supportano i risultati del report.

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Attenzione!

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